Laboratorio 4 – Toponomastica e Artigianato
Il laboratorio dedicato alla toponomastica e all’artigianato della città di Naro ha avuto l’obiettivo di ricostruire il rapporto tra la memoria urbana, i nomi delle strade e le attività economiche che hanno segnato nel tempo la vita quotidiana della comunità.
Attraverso fonti documentarie, testimonianze orali, immagini ed etnotesti, il laboratorio ha raccolto materiali sulla storia delle botteghe artigiane, delle attività commerciali e dei toponimi ufficiali e popolari della città, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio immateriale del territorio.
La ricerca
La ricerca concerne le vie e i quartieri di Naro che hanno contribuito alla sua storia, ricchi di “putie” oggi scomparse, portandosi dietro anche vecchi mestieri.
Lo scopo di questo studio riflette ricordi e testimonianze su come i nostri antenati e concittadini vivevano quelle strade. Il percorso è stato ricostruito attraverso foto, interviste ed etnotesti.
Sono stati riportati i toponimi che le vie avevano un tempo, specificando se siano stati successivamente modificati e quali espressioni dialettali venissero attribuite dalla stessa comunità, distinguendo così tra toponimi ufficiali e toponimi popolari.
A seguito della ricerca sono emerse informazioni raccolte soprattutto grazie alle interazioni con gli anziani naresi, custodi di una memoria che rischierebbe altrimenti di disperdersi.
Ambito: memoria urbana e attività storiche
Metodologia: interviste, etnotesti, fonti storiche, documentazione fotografica
Focus: vie, quartieri, botteghe, soprannomi, odonimi popolari
La prima rivendita di tabacchi
Gli esercizi commerciali più fiorenti a Naro erano situati in via Vittorio Emanuele, antico corso Martorelli.
Tra questi emerge la rivendita di tabacchi situata proprio in via Vittorio Emanuele, la prima nata a Naro dopo l’Unità d’Italia, nel 1860, ad opera di Lo Bello Calogero.
L’edificio che la ospitava fungeva in antichità da stalla; successivamente la parte anteriore venne adibita a rivendita. Si trattava di un esercizio che si trasmise di generazione in generazione fino al 1980 circa.
Fino al 2010, oltre ad essere una rivendita di tabacchi, divenne anche sede del gioco del lotto, luogo di vendita di giocattoli, lenzuola e vestiti. Questi ultimi venivano commercializzati in modo informale, testimonianza della poliedricità degli esercizi commerciali e della loro capacità di adattarsi ai bisogni del contesto.
L’attività chiuse definitivamente nel 2024.
Lo Bello Calogero (1830–1914) è ricordato come fondatore della prima rivendita di tabacchi a Naro. Dopo di lui proseguì l’attività il figlio Giovanni Lo Bello (1874–1962), anch’egli tabaccaio.
Mestieri e botteghe storiche
Molti altri mestieri non avevano una locazione formale dell’esercizio, poiché venivano svolti all’interno di semplici abitazioni civili.
Tra questi viene ricordato il signor Pitruzzella Calogero, detto ‘u Pinu Lillì, che svolgeva la professione di sarto.
Un altro mestiere ricordato è quello del falegname Lillo Vaccaro, conosciuto anche come ‘u zi Liddru Vaccaru, attivo in via Vittorio Emanuele.
Sempre in questa via operava Ciccio Busacca, cantastorie che si posizionava in diversi punti strategici della città, tra cui l’inizio di via Vittorio Emanuele, per narrare storie e guadagnare. Si tratta di un mestiere oggi scomparso, ma molto noto nelle società tra Otto e Novecento.
Viene ricordato anche il signor Arnone, soprannominato Garagara, venditore ambulante di granita che transitava spesso tra via Vittorio Emanuele e piazza Roma.
Tra gli esercizi commerciali della via figurava anche il negozio di abbigliamento della famiglia Schembri, chiamati i Nnocchi, nell’area in cui oggi si trova Carmela Isola.
Nelle vicinanze era presente una macelleria di proprietà del signor Giuseppe Giglio, che offriva prodotti tipici e usuali dell’epoca.
Sempre in via Vittorio Emanuele, nel tratto confinante con via Gran Priorato, si trovava A Gibina, negozio di tessuti vari chiuso da oltre dieci anni.
Al civico 164 operava A za Pina Vassalla, venditrice di tessuti e articoli analoghi. Anche in questo caso l’attività si trasmise di madre in figlio, e il discendente aprì poi un negozio in via Scicolone, confermando il legame tra generazioni, esercizi commerciali e zone urbane.
Tra le altre attività ricordate vi sono: il barbiere Vincenzo De Francisci detto Maccicuni; i negozi di tessuti I Surci e A Favarisa; il fotografo Don Carmelo Acquista, originario di Castrofilippo; il fotografo Jemolo Achille; la farmacia Palmeri Castellana; la cartolibreria del signor Marrix Biagio, attività ancora oggi viva; il negozio di vestiti del signor Ognibene; il negozio di scarpe ed elettrodomestici del signor Calogero Bona e della moglie Viene Margherita; la cartolibreria di Rotolo Anna; il negozio di generi alimentari di Paolo Craparo; il barbiere Marino.
Sono inoltre ricordati: l’oreficeria Cremona; A za Nini Alongi, venditrice di stoffe; A za Maria Alaimo, venditrice di abiti; U zi Liddru Formica, venditore di scarpe; U zi Pinu Cumbo, anch’egli venditore di scarpe; il signor Porcello, venditore di chiodi; Benedetta Viccica, venditrice di lenzuola, camicie, stoffe e prodotti analoghi; A za Ntonia Milazza, che aveva una putia di vino; U zi Fonziu Marchetta, venditore di verdura fresca; Puddricinu, venditore di giocattoli.
In via Vittorio Emanuele operava anche Gaspare Lo Bello, mulifabbro, cioè insieme muratore e fabbro.
Tra gli artigiani si ricorda inoltre la bottega ebanista di Salvatore Bonanno, che realizzava oggetti di una certa grandezza. Gli ebanisti erano considerati veri e propri artigiani, distinti dai falegnami.
In via Gran Priorato era noto Purcieddu, venditore di chiodi. Nella zona oggi occupata dal museo della grafica sorgeva prima un ospedale e, ancora prima, una chiesa chiamata San Rocco.
In via Piave, al civico 190, operava Fifo Ferracane, venditore di bummuliddri, decoratore di giare, venditore di coppe di semenza e girasole, di cartoline decorate, ma anche di frutta e verdura. Oggi quegli spazi sono tutte abitazioni civili.
Si ricorda anche il negozio di Tito Bonanno, detto Cicirieddru, e di Giulia Troisi, che vendevano generi alimentari.
Tra le attività più importanti vi fu infine la farmacia del cavaliere Salvatore Principato, una delle più antiche di Naro. La famiglia Principato fece storia sociale in città poiché, dai primi del Novecento ma anche dalla fine dell’Ottocento fino ai nostri giorni, la farmacia continuò ad esistere, cambiando posizione. Nella prima metà del Novecento fu gestita da Salvatore Principato, nella seconda metà dal figlio Mario Principato, medico chirurgo, e successivamente si spostò in via Vittorio Emanuele con il nipote, anch’egli Salvatore Principato, confermando una continuità familiare di intere generazioni.
Odonimi e antroponimi
Lo studio onomastico dedicato a Naro si propone di preservare la memoria storica del paese attraverso un’analisi linguistica della vita quotidiana, dei racconti popolari, dei soprannomi, dei proverbi, dei detti e dei toponimi ufficiali e popolari.
Naro, toponimo derivante dall’arabo nahr, “fiume”, si presenta come un luogo intriso di storia, monumenti, tradizioni e stratificazioni culturali che vanno dalla preistoria all’età araba, normanna e aragonese.
Tra le vie più note si distingue Corso Vittorio Emanuele, odonimo ufficiale, ricordato dai cittadini come a strata o’ cursu, odonimo popolare ancora oggi in uso per indicare il corso principale dove sorgevano le attività più importanti del paese.
Lo stesso corso aveva in precedenza un altro odonimo: corso Martorelli, in onore di una famiglia nobile che risiedeva nella via.
Tra i soprannomi raccolti compaiono Fungiatorta, derivato da caratteristiche fisiche; U zi’ Ncilinu Mpiccicasanti, legato all’abitudine di affiggere manifesti funebri e immagini sacre; U zi Titu Maccicuni, barbiere di via Vittorio Emanuele, il cui soprannome deriva da un’etichetta ereditaria e da un’azione abituale legata al “maccicuni”, cioè allo spizzicare cibo fuori orario.
Un’altra via di notevole importanza è via Dante Alighieri, odonimo ufficiale, conosciuta popolarmente come via dei monasteri, perché vi sorgevano numerosi stabilimenti religiosi.
La presenza di molte chiese ha prodotto numerosi agiotoponimi, cioè toponimi religiosi. Piazza Padre Favara, odonimo ufficiale poco noto, è ricordata come Sant’Agustinu; Piazza Francesco Crispi è ricordata popolarmente come u Carminu; Santa Caterina indica un punto preciso in via Piave; Piazza Cavour è ricordata attraverso l’agiotoponimo San Bilasi, in memoria della chiesa di San Biagio scomparsa; Viale Umberto è conosciuto come San Calò, in riferimento alla chiesa di San Calogero e alla forte devozione popolare che ancora oggi lo accompagna.
Documentazione fotografica
Fonti e materiali
- testimonianze orali raccolte tra gli anziani naresi
- documentazione fotografica del laboratorio
- ricerca su botteghe, vie e quartieri di Naro
- studio su odonimi e antroponimi della città
- archivio storico delle attività commerciali
Archivio attività commerciali
Utilizza il campo di ricerca per consultare l’archivio delle licenze commerciali relative alle attività di Via Vittorio Emanuele.
Inserisci un termine di ricerca.








Progetto finanziato dalla Regione Siciliana e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, a valere sul Fondo Politiche Giovanili – Annualità 2023 (D.D.G. n. 1544 del 12.06.2024).